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domenica, aprile 17, 2005
Mia figlia ha un Posto, sopra casa nostra, prati e bosco. Da qualche settimana ci va ogni giorno.
-“ciao, io esco”, un libro sotto il braccio, o qualcosa da sgranocchiare.
Spesso sta via a lungo; io spio l’orologio, sperando in silenzio che non sia scivolata,
o abbia incontrato qualche psicopatico…
anche oggi c’è andata, tutta bardata perché pioveva.
E’ tornata un’ora dopo, proprio mentre stavo scivolando in un sogno:
- “Mamma, ho incontrato un cervo! Era grande e mi ha guardata e poi se n’è andato!
Che emozione; mi è venuto da piangere talmente ero felice!” e poi ancora:
- “il bosco mi piace, è silenzioso ma pieno di rumori, non c’è nessuno ma è pieno di vita!”.
Mio figlio ha una ragazza. Qualche settimana fa si sedeva ancora sulle mie ginocchia.
Certe cose cambiano ed evolvono in modo impercettibile, poi quando te ne accorgi tutto è diverso. Mi sarebbe piaciuto sapere: è l’ultima volta, l’ultima volta che si siede sulle mie ginocchia…invece no, e ora non lo so più quando è stata l’ultima volta.
Torna a casa che intorno alla bocca è tutto rosso e parla un po’ meno. Tenerezza.
A queste cose pensavo l’altro giorno mentre guidavo, lui seduto da parte, immerso nel suo silenzio. Poi una curva, dietro il lago, bellissimo.
Riflesso del sole sull’acqua grigia poco prima che piova.
Si rianima e mi dice: - “Guarda come è bello oggi il lago! Vorrei essere lì, sulla mia barca. C’è una bella breva”.
Sì.
martedì, febbraio 22, 2005
Rêvé pour l’Hiver 
L’hiver, nous irons dans un petit wagon rose Avec des coussins bleus. Nous serons bien. Un nid de baisers fous repose Dans chaque coin moelleux.
Tu fermeras l’œil, pour ne point voir, par la glace, Grimacer les ombres des soirs, Ces monstruosités hargneuses, populace De démons noirs et de loups noirs.
Puis tu te sentiras la joue égratignée… Un petit baiser, comme une folle araignée, Te courra par le cou…
Et tu me diras : "Cherche !", en inclinant la tête, - Et nous prendrons du temps à trouver cette bête - Qui voyage beaucoup...
A. Rimbaud Poésies. En wagon, le 7 octobre 1870.
sabato, febbraio 05, 2005
28 gennaio 2005
Stazioni di periferia, graffiti su vagoni residui di neve macchiata e poi campagna vestita di grigio e merletti di brina, cielo sbiadito di fine gennaio treno affollato di odori, di gente. Dormono tutti su questo treno del venerdì pomeriggio bocche socchiuse, respiri pesanti. Io, l’unica ad essere sveglia a indovinare i sogni della gente che viaggia sulla linea Bologna-Ferrara il venerdì pomeriggio.
mercoledì, dicembre 29, 2004
Queste giornate scorrono addosso,
troppo corte, troppo fredde, rallentate.
Finalmente giornate senza lavoro, senza scuola.
Ho impastato la pasta per la pizza, un lavoro che mi piace,
mi rilassa e poi l’odore un po' acido del lievito mi ricorda mio nonno.
Guardo mio figlio chattare, solo l’anno scorso a Natale faceva
le costruzioni con i Lego. Poco fa,dopo la telefonata fiume con
un’amica mi ha detto: “mi suda un’ascella, solo una, quella della parte dove tenevo il telefono…”.
La figlia di mia sorella ha sei anni, mi ha regalato un disegno,
anche questo pieno di cuori e il mio nome scritto in grande.
E tutta questa normalità mi fa sentire in colpa quando ascolto le
notizie alla radio mentre mi chiedo se sulla pizza metterò del
prosciutto crudo o del cotto…
Mia figlia pure lei ascolta attenta poi mi punta addosso quegli
occhi neri che non hanno dieci anni ma molti di più:
“mamma, questo non lo devono fare. Non possono seppellirli
così, tutti insieme. A quelli che restano devono lasciare almeno
qualcosa. Qualcuno glielo deve dire che così non devono fare.”
domenica, dicembre 26, 2004

Risveglio sotto la neve stamane....
martedì, ottobre 05, 2004
Il senso di appartenenza consola.
Lo pensavo ieri, mentre guardavo quei palloncini salire in cielo portare il saluto di ognuno.
Lo pensavo mentre tutti intorno a me guardavano in alto.
Bambini, allenatori, mamme appena uscite dal traffico della sera, padri incravattati e padri con le macchie di pittura sulle mani, …
Mentre il nostro addio rimpiccioliva piano, solo il rumore delle lacrime a solcare il silenzio.
sabato, settembre 11, 2004

Grazie preziosi amici, grazie:-)!!!
lunedì, settembre 06, 2004
Credevo sarebbe stato un inizio in sordina, questo mio ritorno a scuola.
Invece stasera a casa c’era un’aria…ufficiale, pomposa.
Mio marito a casa con largo anticipo, i bimbi che si attardavano in cucina, loro che di solito spariscono con la merenda ancora sotto i denti.
Prima di uscire mia figlia mi ha abbracciata a lungo, poi mi dato una delle sue pietre. “Dai mamma, che se io ho fatto il test di ritmica sportiva, con tutta la giuria che guardava solo me, che prima che iniziasse la musica mi stavo quasi mettendo a piangere e così poi mi sbagliavo anche a contare…vedrai che ce la fai, mamma.”
Sono partita e li vedevo lì tutti e tre alla finestra, salutare sorridenti, i tre grandi amori della mia vita.
Ho attraversato il traffico cittadino di uomini incravattatati che tornano a casa in scooter e mamme-taxi con le loro monovolume cariche di ragazzini da portare in palestra, a musica, in piscina…
Il cellulare mi annunciava in continuazione degli sms in arrivo. Erano i messaggi pieni di affetto delle mie amiche.
Ho guidato piano, inghiottendo il nodo che avevo in gola.
E’ stato un bel momento.
Mi sono sentita amata.
venerdì, settembre 03, 2004
Sotto di me il calore isolante del tappetino di gomma, mi guardo attorno compiaciuta.
Proprio un bel appostamento per guardare lo spettacolo pirotecnico.
C’è ancora un po’ di luce, il vento, l’Ora, si è placata e ora il lago, appagato si riposa.
Guardo l’orologio, manca ancora un’ora all’inizio dello spettacolo,
i bambini già si punzecchiano. Sento mia figlia sibilare a suo fratello: “Sei un macho di merda”.
Bene.
Poi le vedo arrivare. Sono in tre. Tra i sessanta e i settant’anni. Ognuna di loro porta una sedia di quelle pieghevoli, di legno bianco.
Dentro mi si accende una lampadina.
Si fermano a pochi passi da noi e si guardano attorno un po’ incerte. Si chiedono dove sia più conveniente fermarsi. Colgo la palla al volo. “Sedete dietro di noi, noi siamo seduti per terra, voi con le vostre sedie avrete la vista libera sul lago!” le invito.
Si illuminano e in un istante sono piazzate.
Mio marito ha capito e mi guarda con fare minaccioso, gli sorrido divertita, lui si stende sul tappetino e chiude gli occhi.
Come previsto le tre signore si lanciano in una chiacchierata senza sosta. Io volto loro le spalle, non le vedo ma ascoltarle mi basta. Mi intriga capire ogni parola di quel dialetto diverso dal mio.
Sono spassosissime, i bimbi hanno smesso di litigare, e mio marito che finge indifferenza, coi suoi occhi chiusi, pure lui le ascolta perché vedo che nei punti salienti sorride.
Oramai siamo ai ricordi della guerra, quando la sera si doveva stare al buio….
Tre botti.
Lo spettacolo ha inizio.
Silenzio.
Mezz’ora di silenzio, escluse le esclamazioni piene di stupore.
Le mie tre vecchine per un momento sono tornate bambine.
giovedì, agosto 26, 2004
Primavera, estate 1987.
Tornavi da un lungo inverno negli Stati Uniti.
Io tornavo da dove spesso ci si perde.
Iniziammo ad amarci con prudenza,
ma la prudenza in amore è illusione…
Estate di viaggi in cerca di vento,
scoperta, stupore, passione,
estate di fughe la notte, con il tuo caravan rosso
presi dall’urgenza di noi.
Sul tuo nuovo lettore CD Lucio Dalla con DallAmariCaruso
faceva da colonna sonora ai tuoi racconti americani.
Ieri alla radio hanno passato Futura,
canzone che faceva parte di quel CD.
Da allora non abbiamo più fatto l’amore in macchina,
ma per un istante ho sentito il profumo dell’erba,
il canto dei grilli
e quel brivido lungo la schiena.
Estate 2004.
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